I am. Hated for loving.

Stanotte io avevo una bimba.
La bimba più bella del mondo, che, guarda caso, esiste già, piacere, è mia cugina. Ha 4 anni capelli biondo opaco e occhi grigi. Grigi. Non è in vendita, e soprattutto non è mia. Ma stanotte era mia, la mia bimba e mi chiamava mamma, e poi è successo che
l’ho seppellita viva.
Ma non me ne ero accorta! Non lo sapevo, se nò mica la sotterravo!
Stava nella sua bara bianca, ma io non piangevo.
Poi sento che urla, che batte forte contro il legno, allora apro e lei è viva e mi abbraccia.
Poi mi guarda e mi dice:
“mamma… mi hai messo a dormire con un morto.”
E in effetti guardo dentro la tomba e c’era un cadavere e povera bimba mia, perché stava dentro la tomba di un altro morto, forse per risparmiare?
Poi le do da bere dell’aranciata, e vado a Roma, alla manifestazione.
Ma io mi sto facendo sotto e corro in bagno
e invece della pipì esce sangue. Ma sangue a litri
c’è la gente che si sta pisciando sotto, fuori la mia porta, che vuole entrare e io piango perché sto sanguinando da un’ora e passa.
Poi aprono la porta e mi guardano come se fossi un insetto come se mi fossi trasformata in un orribile scarafaggio che manco Kafka e non si interessavano a me, che se ne fottono loro
se io sto pisciando mia figlia.
Mi rivesto e mezza nuda cado fuori e di fronte a me c’è la mia cara ex professoressa, la mia amata ex professoressa che spiega non so che cosa ai ragazzi che stavano giù al cesso. Una lezione al cesso su qualcosa riguardo la politica russa.
Mi guarda e mi sorride, intenerita, ché sto ancora con le calze abbassate e le gambe sporche di sangue, allora la guardo come una bambina, come a dirle “abbracciami”, ma quella non mi riconosce, e scappo via.
Sulla porta lei mi dice: “Claudia, che fai? Te ne vai già?”
E poi c’è B1, lì fuori che mi aspetta, io non capisco non capisco tutto questo coro di voci, tutte queste facce una dopo l’altra, b1 mi dice: “ho incontrato E., e sì, già… l’ho incontrato ma io gliel’ho detto, gliel’ho detto che io e te siamo in un pensiero, non ti preoccupare.”
Ma sono ancora sporca sporca di sangue, anche in faccia, allora piango piango e finalmente le dico
di quella volta in cui avevo seppellito mia figlia, viva, di quella volta in cui l’avevo chiusa dentro una bara bianca e ci avevo poggiato i fiori, sopra, di quella volta in cui l’avevo seppellita viva.
E dio, dio mio, più passa il tempo e più ho paura
più passa il tempo e più ricordo la mia paura
più diventa paura
più mi ossessiona il pensiero che forse
che forse lei
più passa il tempo e prego dio che non sia mai esistita.

Così le dico.

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Pubblicato da

claudiarabij

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo e analizzo, mi emoziono, scrivo.

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