Cataratas del Iguazú.

Manco da un pò, ma non mi manco affatto.
Se dobbiamo iniziare una tiritera sulle mancanze, direi che questa è la serata giusta, e proprio per questo non ne tratterò: odio scadere nel patetico involontario altrimenti prevedibile e quindi evitabile.
Eppure stasera ho gli occhi lucidi, il viso pallido, scarsa concentrazione/energia; c’ho le membra stanche, il piede dolorante e la busta di kellog’s frutti rossi qui davanti a me quasi finita perché quando sono triste sgranocchio kellog’s frutti rossi. O comunque kellog’s di qualsiasi sorta. E poi ho pianto, penso, una settimana intera, l’ho pianta tutta stasera. Non so quante sere mi servono, però, per piangere un mese pieno.
Non mi posso concedere serate tristi, ad ogni modo. Non di fine giugno.
Non posso neanche, tuttavia, starmene a leggere sempre lo stesso rigo della stessa pagina per più di un’ora perché non riesco a capire nessuna logica, con questi occhi tristi.
Что делать?, mi chiederebbe Lenin in questa situazione. So per certo che me lo chiederebbe, sì.
“Vai a cucinare e metti un disco di Otis Redding!”, mi risponderebbe pure; “Scinn e tuocc e femm’n”, anche, sì.
Va bene, hai ragione:
con tutta la pucundria che mi porto, questa giornata, m’affretto a finirla. Promesso. Niente più cascate dell’Iguazu.

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Pubblicato da

claudiarabij

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo e analizzo, mi emoziono, scrivo.

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