Di notte io farò sogni tridimensionali.

Tenere i pugni nelle tasche e guardare negli occhi una tua amica, che era tua amica, che per molto tempo è stata tua amica,
e poi è sparita per non si sa quale ragione
dietro i suoi occhietti piccoli e stanchi.
‘Siediti pure’, non sapere che dire, ma solo volerla osservare, mentre si gusta i tuoi biscotti, mentre si disseta con la tua acqua,
ricordarle, in silenzio, ‘dì un pò, da quanto tempo è che ci conosciamo?’, sorridere, invece, perché non scappi a una frase del genere. Sorridere perché qualsiasi altra manifestazione d’affetto risulterebbe banale.
Mentire. Mentire con una mano sulla fronte e gli occhi bassi che è lo studio a gravarti sulle spalle, quando sono le mille e complicate declinazioni del tempo a infliggerti la pena più straziante.
E’ il non poterti dire che mi manchi, che mi fa paura; tutto questo scorrere di giorni, anni, mi fa paura non poterlo fermare. Mi fa paura incontrare chiunque sia stato, perché non lo posso più toccare.
Tutte le cortesie, tutte le ipocrisie che scendono tra di noi, come un muro, mi spaventano perché sono infime. Sono maleducate, irrispettose, non sanno cosa vuol dire essere sinceri, non sanno che io e te siamo fatte di tutto quello che vi è di più genuino al mondo, non lo sanno. I ‘ciao’, gli ‘arrivederci’ ‘è stato un piacere’ fanno così pena a sentirli, che ho compassione per loro. Ma tu non sai il silenzio che dovrei udire io, invece, da questa parte. Zitti dovrebbero stare, tutti, perché quello che c’è stato merita silenzio. Tacete!, prendete i vostri sorrisetti, le vostre pacche sulle spalle e andate via, via! Non osate voltarvi per dirmi ‘buona giornata’, non osate fermarvi neanche per un momento! Passate, senza guardare, abbiate la compiacenza di non intralciarmi il cammino con le vostre inutili parole di cortesia. I convenevoli mi fanno tremare le ginocchia, m’offendono nel profondo.
Andate!

Ma per me e te, mi verrebbe da dire, amica mia, c’è ancora speranza.
Forse sei una ferita superficiale, fai ancora male, ma tra un pò passi. Per me e te le ipocrisie, forse, dureranno poco: si faranno da parte – coscienzose lo sono sempre state -, ci riporteranno l’una davanti all’altra, senza pugni nelle tasche.

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Pubblicato da

clahoudini

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo, ritaglio e analizzo, incollo, mi emoziono, scrivo.

One thought on “Di notte io farò sogni tridimensionali.”

  1. “quando sono le mille e complicate declinazioni del tempo a infliggerti la pena più straziante”
    sarà che tutte le città invecchiano dopo che le si lascia.penso a quanti posti sono stati per me qualcosa,a quanti hanno contraddistinto giornate intere.
    ma non è che il tempo passa,non è che esiste,siamo noi ad essere dentro al tempo,ad essere nel suo scorrere,nel suo comprimerci e dilatarci,”regalandoci” anche,in un nanosecondo,lo struggimento di tutta una vita.tutto è immobile,non perforato in realtà dalla sostanza delle nostre esistenze,che cmq è nulla,visto il suo fare e disfarsi con estrema facilità,”ogni cosa è nel suo raggio in divenire”,non potrebbe essere altrimenti,tutto consegue a tutt’altro perchè necessario.
    ci avessero almeno detto già da principio che questa nave sarebbe affondata,alla pena dentro al cuore ci saremmo abituati da far schifo
    che sensazione senz’azione.è così ingiusto

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