Santa Claudia.

Non sono un soggetto allergico. Fortunatamente. M’hanno sempre fatto tanta tenerezza quei poveretti costretti a soffiarsi il naso tutta la primavera; ricordo che alle medie un ragazzo che spesso era seduto accanto a me, soffriva d’allergia tutto l’anno, che pena!, divenne motivo di tanti miei sospiri e sorrisi compassionevoli. Non ricordo come si chiamasse, forse Francesco, ma ‘sto punto, pensandoci, poteva chiamarsi anche Andrea. Tralasciando questi ricordi sbiaditi e approssimativi, dicevo che non ho mai sofferto di sintomi allergici, al nascere della stagione dei fiori. Io sì che me la posso godere, la primavera! In giro per i parchi, ad annusare il forte odore che pervade l’area ancora freddina; non sapete, soggetti-sofferenti-allergici, che gioia poter stare col nasino all’insù diretto verso il cielo limpido e sereno! Che meravigliosa sensazione stare nell’erba, poter parlare liberamente e piacevolmente con altri soggetti-non-allergici, discorrere di bellezza, poesia, banalità a tutto spiano, come sono fortunata!
Me ne vanto, sì, ma non è poi tutto vero.
Non è vero che la primavera mi porta solo felicità e niente tormenti. Non è del tutto vero.
Non è neanche vero che non soffro l’aria, i bimbi che corrono felici, non è vero che non tiro sù col naso e non è vero che non lacrimo.
La mia non è un’avversione verso la felicità, non è un’invettiva contro le uniche cose belle della vita, e non sono neanche una che cerca la tristezza nei momenti più gioiosi.
I giorni subito precedenti al 20, sono carichi di una mancanza atroce.
Il 18 è un giorno strano. Tanto per cominciare, è il giorno in cui è nato, e in cui, 4 mesi dopo, sono nata io. Il 18 marzo mi cade addosso senza che io neanche mi accorga della sua venuta, non faccio neanche in tempo a controllare il calendario, che la mattina stessa mi alzo dal letto completamente immersa in uno stato di nostalgia perpetua. Anche quest’anno è stato così.
Il 19 invece me lo aspetto sempre, innanzitutto perché viene dopo il 18, che ormai ho superato, poi perché dalle 10 del mattino me lo ricordano parenti e amici, che vogliono tutti festeggiare il Santo, augurargli tante buone cose, ricordargli che lo hanno ricordato, anche se magari uno non è tenuto a farlo, ma in qualche modo sei Santo e sei legato a loro, quindi sono costretti. E il Santo in questione, che in questo caso è mio fratello, accetta gli auguri, ringrazia, sorride a un ricevitore come se potessero vederlo; lui accetta, scherza, parla con tutti e quello che non riesco mai a spiegarmi è perché ringrazia. Che dire, poi, di quelli che fanno gli auguri. Ma perché li fanno? A chi vogliono prendere in giro? Mio fratello è Santo, siamo d’accordo, ma il 19 marzo è un giorno tristissimo, per noi, almeno così dovrebbe essere, per chi ha il culto del tempo e dei morti.
Un giorno nasce, quello dopo muore, io l’ho sempre vista così. Per me non ha mai avuto una vita come me, mia madre, come noi: lui è nato un giorno, ha procreato e il giorno dopo è morto. Niente, le fotografie di lui che vedo da piccolo per me non hanno memoria, lui in mezzo ad altri bimbi all’asilo mentre guarda torvo l’obbiettivo non ha nessuna forma, non riesco a immaginarmelo parlare, non so quali espressioni gli siano poi rimaste da adulto, perché per me non è mai esistito. Non è come immaginarsi una persona che non hai mai visto ma di cui hai sentito parlare; non è come leggere un libro e mettere insieme come un puzzle i caratteri che caratterizzano il personaggio mano a mano che prosegue il racconto: perché non è vivo, come la persona di cui ti parlano, e non è immortale, come i protagonisti di un libro. Si fa fatica a ricostruire la vita di un morto di cui non hai mai sentito la voce, che conosci solo perché ti scorre il suo stesso gruppo sanguigno, perché ti porti, come eredità genetica, gli stessi suoi mali. Così come sai di appartenergli, ma non sai cosa si prova a sentirsi tra le sue braccia. Che effetto fanno i suoi rimproveri e i suoi consigli sulle tue azioni? Come si fa a credere ciecamente al dogma secondo il quale lui abbia avuto una storia prima che tu nascessi? Come si fa a credere realmente che si sia sbucciato il ginocchio, giocando a pallone con gli amici sotto casa, che si sia ammalato dopo una giornata intera sotto la pioggia, che abbia avuto un cane, che si sia innamorato, che si sia diplomato, che abbia avuto il vizio del fumo e della musica? Come fai a crederci? Neanche se mi porti il cerotto, neanche se mi fai vedere i suoi vinili io posso darti ragione. Per anni mi sono chiesta che tono di voce abbia mai potuto avere, quale frase-tipo lo contraddistinguesse, poi sono giunta alla conclusione che non abbia mai avuto tutto questo.
Così lui è nato e il giorno dopo è morto. E il giorno della sua nascita siamo tutti tristi, ci viene naturale, e il giorno dopo ci chiamano per darci gli auguri. Questo paradosso mi ha spinta a credere che non sia mai esistito. Che quei suoi folti baffi ritratti in tutte le fotografie da adulto siano finti. Che non abbia mai avuto vent’anni, mai una moglie, figuriamoci dei figli.
E’ anche un modo per tenere testa agli eventi. Per cancellare il tempo.

Il 20 si festeggia la primavera, qualche volta, e si festeggia anche me, che divento Santa una volta all’anno.
Allora io accetto sempre gli auguri, ringrazio, mi faccio le mie passeggiate, assaporo la Primavera, e tra le ultime lacrime nessuno mi chiede che cos’ho, tanto sicuro è d’allergia, che soffro.

L’ora che avrebbe potuto durare e poteva anche non essere,
Che il cuore dell’uomo e della donna ha concepito e portato,
E per cui la vita è sterile. 

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Pubblicato da

claudiarabij

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo e analizzo, mi emoziono, scrivo.

2 pensieri su “Santa Claudia.”

  1. commovente..neanche a me viene voglia di girare per strada col sole se non ho nessuno con cui farlo nella maniera in cui vorrei.scalda già troppo per una persona sola (brava cmq)

  2. mi trovo su parecchie cose.soprattutto quando mi chiedo quanto realmente mi manchino persone che non ho vissuto coscientemente.di loro solo qualche fotografia,neanche più la voce oramai,e il rimpianto,la curiosità di sapere com’è che sarebbe stato se non fosse andata così

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