Criaturo.

Ieri ho dato un calcio a un bambino.
Più esattamente: ho dato un calcio a una bicicletta, il bambino stava sopra la bicicletta, non si è fatto niente. Sta bene.

Da quando non vado più a boxe sono diventata più aggressiva. Ma non è per questo che ho sferrato il calcio. Credo.
Da quando non vado più a boxe mi sto rammollendo, di nuovo. E allora vado a correre attorno allo stadio, anche con la speranza di incontrare i miei amici di boxe che stanno facendo riscaldamento, e infatti a volte succede (ciao Franci).
Il problema è che ogni volta c’è una mandria di criaturi che giocano con le loro cose: palloni, biciclette, motorini… E una volta un pallone, una volte un motorino, rischio sempre di cadere, di farmi male e/o di farli male per qualche bravata da criaturo. Devo stare attenta a me e a loro, è incredibile. Come se il mio equilibrio non fosse di per sé un problema per cui stare continuamente all’erta.
All’ultimo giro di stadio ieri uno di questi bambini, un caciuttiello* scuro scuro e la maglia gialla si mette sulla bicicletta e comincia a pedalare mentre io passo correndo.
Andava così piano che ho pensato: mò si ferma, per forza. Invece mi ha guardato negli occhi e mi ha tagliato la strada accelerando, e non abbastanza soddisfatto è pure tornato indietro. A quel punto ho dato un calcio alla ruota di dietro.

La sua faccia sbigottita per tre secondi, poi gli è partito un “ooooooh” dalla bocca già aperta, accompagnato da un’alzata di mano. E io intanto correvo. E continuava a gridare: “vien’ accà!”; e ancora: “Ij chiamm a cugin’m!!”.

Poi le grida sono finite e io mi aspettavo che non terminassero mai, che mi seguissero tutti i criaturi in massa per vendicarsi e invece niente. Due motorini, cinque biciclette, sei-sette bambine già esperte nella lotta dello strascino** e nessuno di loro mi stava dietro.

O quel bambino era poco rispettato o io me li immagino sempre stronzi, i bambini stronzi.
Oppure ho fatto quello che andava fatto e che non avevo mai fatto: la Bulla.

Tornata a casa non riuscivo a non pensare che probabilmente mi ero sbagliata, forse quel bambino non mi aveva tagliato la strada, il suo sguardo non era di sfida e nemmeno il suo sorrisetto. Forse sono io che vedo tutto male. Ho pensato che l’ho segnato, quel bambino, perché “una ragazza che correva gli ha dato un calcio senza motivo”.
Poi mi sono ricordata dei motorini: allora non ho segnato proprio nessuno. Ma proprio io che potevo comportarmi in modo diverso rispetto ai suoi simili ho fatto la stronza? E il cugino? Stanno sempre in mezzo, questi cugini, ma suo cugino? Quanti anni potrà avere? E domani mi aspetta fuori la Curva B?
Ma quando mai, ma chi o sap!, e  mi ritrovo con il piede rotto. Sicuro.
Mi dispiace, bambino. Mò non per paura di tuo cugino, mi dispiace perché potevo essere quella che invece del calcio sulla ruota ti fermava e ti faceva capire che è sbagliato fare così, che ci si può far male, che poi ti becchi un calcio e non ti puoi lamentare! E poi da grande che fai? Col motorino ti diverti a tagliare la strada alle persone? E suppongo che il motorino te lo lasceranno usare tra un annetto circa, a sette anni, non a sei, giustamente. E poi cresci male, maleducato, e la maleducazione è una zecca, è uno dei peggiori parassiti di Napoli, ed è colpa dei parassiti se viviamo tutti male e se anche tu vivi male. Tu vuoi vivere male? Te ne vorrai andare da qui! Vorrai andare in un posto dove poter correre liberamente, perché qui non lo puoi fare! Una cosa è fare il teppista, un altro è essere cretino. Mi dispiace di averti dato il calcio, davvero.
Ma tanto non mi ascolteresti.
Afancùl, criatù.
Sì pop nu scustumàt.

*caciuttiello = bello grasso come un barattolo
**strascino = tecnica di lotta: si tirano i capelli del malcapitato per trascinarlo in strada; particolarmente usata tra le donne.

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Pubblicato da

claudiarabij

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo e analizzo, mi emoziono, scrivo.

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