Di mare e di passate stagioni, cap. II: Le domeniche di seppia.

Vorrei dieci domeniche iniziate da tutt’altra parte nel tempo tutti insieme e al sole, piuttosto che queste vissute al contrario, nel letto e senza fretta. Preferirei anche delle tiepide mattine passate fuori al balcone a cinguettare e ad aspettare il pranzo. Anche in pigiama, ma tutti insieme. Poi mettiamoci chi le gonne, chi i pantaloni dritti e incontriamoci al parco o in chiesa, ma comunque aggreghiamoci e facciamo un coro. Andiamo a casa di quello lì, dopo pranzo, ci andiamo con la macchina di coso ché c’ha lo stereo. Quando torneremo a casa lo faremo sui pattini urlando ai passanti di farsi da parte, ché arrivano Noi. Tipo così mi immagino le domeniche immortalate dei miei genitori. Proprio così, color seppia e tutti ben vestiti. Gli occhialoni, le permanenti, i forni arrugginiti e le mantesine a quadri, le partite di calcio e le auto a forma di auto. Quando li rivedo mi immagino nelle loro domeniche seduta in un angolo a guardarli fumare. Faceva sicuramente freddo ma mai quanto adesso, e le estati erano tutte colorate. Poi tra quei momenti arrivo pure io finalmente, il caschetto biondo, seduta al solito posto fuori al balcone. Sempre gli occhi abbassati a fissare le lettere sui fogli. Diciamo che allora era ancora tutto seppia. Mi stavano dando massimo due anni e poi ogni cosa avrebbe preso il suo colore reale. Chi si immaginava quante cose mi sarebbero cadute addosso, a saperlo invece di fissare le lettere mi sarei riparata la testa. Ma nemmeno sto a dire che si stava meglio perché io non stavo meglio, sto meglio adesso, di molto. Con tutto che è grigio dov’è grigio e non assolato dal rullino e le domeniche le passo a letto. Sto meglio mò che l’anno scorso e l’anno prima ancora e quello ancora prima fino ad arrivare fuori a quel balcone a fissare le lettere che ancora non sapevo interpretare.

È un sollievo sapere che le fotografie ritraggono solo giorni belli e meno male che non c’ero io dietro alla macchina, chissà che cosa avrei tenuto per sempre; invece prima c’era papà e tutto quello che riprendeva si colorava di seppia.

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Pubblicato da

claudiarabij

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo e analizzo, mi emoziono, scrivo.

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