Di tutte le morti in assoluto la peggiore.

Mi immagino tre tipi di morte che potrebbero assalirmi.

La prima ha a che fare con qualche malattia letale. Di quelle che ho visto coi miei occhi o col mio sangue portarsi via qualcuno. Quasi l’aspetto. Ogni tanto, anche piuttosto spesso, entro dentro il mio sterno e attraverso la gabbia toracica fanno eco le mie parole: quando arrivi? fino alle orecchie. Ed è per questo che quando ho qualche dolore sospetto subito credo sia sintomo di morte imminente. Lo penso anche con rassegnazione, come se così dovesse essere, non ci posso fare niente, è la vita, e la morte è un segnale della vita. Mi dispiace un po’, ma nemmeno troppo perché a una malata terminale si perdona tutto e questa è una dichiarazione pesante e coraggiosa secondo me, da parte mia, egoista soprattutto, ma l’ho ammessa per tutti una buona volta.

La seconda ha a che fare con un un polipo gigante che mi afferra coi suoi tentacoli mentre perlustro l’oceano in cerca di balene e mi porta giù; la pressione dell’acqua e dei tentacoli mi fa implodere gli organi. Questa è una morte schifosa. Tutto perché ho la fissa di vedere le balene e lo farei a discapito del pericolo e poi perché un giorno, in TV, hanno detto come ci si può salvare dall’attacco di un polipo gigante e io non me lo ricordo. Non me lo ricordo proprio. Forse stimolare le ventose? E se non fosse quello? Però sarebbe una morte giusta. Nell’oceano.

Da un po’ invece mi immagino che possa avvenire una catastrofe da un momento all’altro. E di conseguenza la mia morte avverrebbe in tali circostanze, ma precisamente non so come. È già da un paio d’anni che sento un’enorme pesantezza, addosso, come se il cielo fosse calato di qualche metro e le acque si fossero innalzate così i miei piedi si attaccano a terra come se ci fosse fango soltanto. Le piante hanno un altro colore.
Quando manca l’acqua a casa penso subito: ecco là, ci siamo, oggi l’acqua domani l’aria.

A volte, svegliandomi, ho paura che in casa sia entrato qualcuno, uno sconosciuto dal volto coperto e le mani ossute, o dei soldati che mi intimano di uscire, i fucili in mano. È una cosa che credo non potrebbe mai accadere ma a volte ho la sensazione che faccia parte della mia realtà.

E vivo come se stessi in guerra, e raziono il cibo e l’acqua e ti chiamo più spesso.

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Pubblicato da

clahoudini

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo, ritaglio e analizzo, incollo, mi emoziono, scrivo.

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