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Ogni momento penso a quando scriverò che cosa come a chi
La mia pena frustrazione eterna felicità, finzione?
Ci penso sempre, continuamente
A come si trasforma quella cosa che ho visto se tento di spiegarla a parole mie
Con quali colori, gli stessi?
Una cosa continua irrefrenabile che mi fa vivere le cose a metà – forse tre quarti va’
Comunque mai compiuta
Sempre in movimento, sempre immatura, puzza,
Puzza di latte
E mal di stomaco
E notti a occhi semiaperti
Boh, i pianti
Gli scarabocchi, le mille balene, i denti e i profili fessi sugli angoli
I chiaroscuri a caso
Le virgole che mi cambiano
Quelle che mancano – soprattutto
Tutte le parole pensate e mai finite
I groppi – in più cavità, pure nei tubi del sangue
Le mille idee mai pronte, sempre lì a fermentare
Il contentino dei sogni

Poi arriva il momento buono per scrivere e mi caco il cazzo.

(Non so dove lessi che “cago” con la “g” la dicono tipo i milanesi, mentre “caco” con la “c” tutti gli altri: i cafoni. Io.

Rettifico: Ah, ma non è vero proprio! è andata così: https://www.youtube.com/watch?v=lsXf1UcOx_Y
però mi piace restare della mia opinione dei milanesi e dei cafoni.)

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Pubblicato da

claudiarabij

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo e analizzo, mi emoziono, scrivo.

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